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I RISCHI

La mastoplastica additiva è un intervento abbastanza sicuro, ma come tutte le pratiche chirurgiche ci sono rischi generici e specifici per l'intervento. Il problema principale è la contrattura capsulare, ovvero la capsula che si forma intorno alla protesi inizia a stringere l'impianto, per cui la mammella si indurisce. Il trattamento è vario e può richiedere la rimozione od incisione del tessuto peri-protesico o talora la rimozione e la sostituzione della protesi.
Una piccola percentuale di pazienti può sviluppare una infezione peri-protesica, che solitamente si evidenzia dopo una settimana dall'intervento. Può accadere che si sia costretti a rimuovere la protesi anche dopo qualche mese e a sostituirla con una nuova.

Raramente può accadere che l'involucro della protesi si rompa per cause imprecisate e molto raramente il paziente se ne accorge spontaneamente. Normalmente la diagnosi avviene durante la esecuzione di una ecografia o di una mammografia; solo raramente vi è un cambiamento di forma della mammella. In ogni caso bisogna sempre provvedere alla sostituzione dell'impianto protesico.Nessuna relazione scientifica si è evidenziata tra il posizionamento dell'impianto protesico e l'insorgenza di nuove malattie tumorali o di patologie autoimmuni.

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LE TECNOLOGIE E LE SCIENZE DI REALIZZAZIONE

La produzione della protesi mammaria richiede numerose fasi ben definite. LA SCELTA DEI MATERIALI Il silicone deve essere di altissima purezza, mentre il gel di riempimento deve essere ad alta coesività e resistente ad una pressione di rottura intorno a 50Kg/cmq, per azzerare le possibilità di fuoriuscita del gel in caso di apertura dell'involucro. Il silicone viene trattato e sottoposto a polimerizzazione per ottenere una superficie non appiccicosa e senza tracce di sottoprodotti volatili. Infine, per ottenere le opportune proprietà meccaniche e per eliminare gli eventuali residui, si può effettuare una cura termica in forno per qualche ora. IL GUSCIO La produzione del guscio , che dovrà contenere il gel della protesi mammaria, prevede l'utilizzo di modelli sui quali viene deposto il polimero. Possono essere metallici o in materiale plastico : i primi garantiscono la semplicità di estrazione del guscio, ma hanno un elevato peso; quelli in materiale plastico, (Teflon e ...

LA STORIA DEL SENO ARTIFICIALE

Si è iniziato a parlare di seno artificiale nel 1962 , quando Franck  Gerow e il collega Thomas Cronin effettuarono il primo intervento di mastoplastica al silicone della storia sulla trentenne Timmie Jean Lindsay . Si racconta che l'idea delle protesi mammarie sia venuta a Gerow in ospedale quando, maneggiando una sacca di sangue, si rese conto della sua consistenza.  Quello che rese la signora Lindsay favorevole a sottoporsi al primo intervento fu la proposta dei due medici, da cui si era recata per la rimozione di un tatuaggio e che le offrirono, oltre alla mastoplastica, anche di risolverle il problema delle orecchie a sventola.  Queste prime protesi erano già in silicone, furono impiantate nel '62 e mai più rimosse, senza causare problemi alla paziente. Da quel momento in poi questo tipo di intervento divenne famosissimo, soprattutto perché era nato nel periodo delle attrici formose come Marilyin Monroe e Jane Russel e delle bambole Barbie. 

NELLO SPECIFICO

Ma nello specifico, come sono fatte queste protesi mammarie? Esse sono costituite da un involucro esterno in silicone e da un gel di riempimento sempre in silicone, il secondo altamente coesivo per evitare che si diffonda nell'organismo anche in seguito a rottura. La scelta del materiale è mirata all'ottenimento di una tolleranza massima da parte dell'organismo, in modo che non possa rigettare la protesi. Prima dell'impianto definitivo della protesi, nei mesi successivi all'intervento e per tutta la durata delle terapie adiuvanti, la normale procedura prevede la collocazione di un dispositivo ( espansore ), sotto il muscolo pettorale. L'espansore è un palloncino che viene progressivamente gonfiato con soluzione fisiologica allo scopo di distendere i tessuti e facilitare il successivo posizionamento della protesi vera e propria.